Strategie per contenere il disseccamento degli olivi

Strategie per contenere il disseccamento degli olivi

Fonte Articolo: "L'informatore Agrario"
di A. Carlucci, F. Ingrosso, S. Faggiano, M.L. Raimondo, F. Lops

Nel 2015 è stata condotta una sperimentazione su oliveti affetti da disseccamento rapido per valutare la possibilità di contenerne la sintomatologia con prodotti aventi differenti attività (fertilizzanti, in­duttori di resistenza e agrofarmaci) abbinati alle buone pratiche agronomiche. I risultati, nonostante vadano confermati con nuo­ve sperimentazioni, evidenziano la capacità delle piante di reagi­re agli attacchi dei patogeni che non determinano una compromissione della produzione.

La
grave sindrome del dissec­camento rapido degli olivi sa­lentini (CoDiRO) sta scuotendo sensibilmente l'opinione pubblica, sociale e politica a livello locale (Salento), nazionale e internazionale.
Tale definizione è derivata dal fatto che, inizialmente, i sintomi osservati fossero confusi e non specifici, ritenen­do che fossero coinvolti più fattori sia abiotici sia biotici. Tra i fattori biotici, sono stati indicati quali responsabili i funghi lignicoli, gli insetti, ma so­pratutto il batterio Xylella fastidiosa. Successivamente, i funghi e gli insetti sono stati considerati degli agenti «ag­gravators», quindi non patogeni prima­ri responsabili dei danni subiti dagli olivi, attribuendo così al solo batterio X. fastidiosa tutta la responsabilità dei gravi danni a carico degli olivi.

È indiscutibile che tale batterio ri­vesta un'importanza straordinaria in quanto è inscritto nella lista Al dell'Ep­po, quale patogeno da quarantena, tan­to che ciò impone le note restrizioni imposte dall'Unione Europea. Pertan­to, poiché X. fastidiosa è indicato come il principale responsabile di tale severa problematica fitosanitaria, è legittimo che le principali attenzioni siano rivolte a evitare che si diffonda oltre quell'a­rea ormai definita infetta. Partendo dal presupposto che trattasi di un depe­rimento tanto progressivo quanto ag­gressivo, si ritiene che oltre al batterio altre concause possano aver favorito e predisposto le piante a tale malattia.

Le concause  del CoDiRO

Nelle piante di olivo del Salento af­fette da CoDiRO, sono state rilevate la massiccia presenza di attacchi del lepidottero Zeuzera pyrina, noto come rodilegno giallo, e la presenza nel le­gno di alcuni funghi tracheomicoti­ci, quali Phaeoacremonium parasiticum, Pm. rubrigenum, Pm. minimum, Pm. al­vesii, Phaeomoniella spp. e specie fun­gine appartenenti alla famiglia delle Botryosphaeriaceae.
Infatti, la presenza di Z. pyrina, le cui larve si sviluppano in gallerie scavate all'interno di rami e branche, è in ge­nere considerato fattore predisponen­te all'attacco di parassiti secondari, tra cui coleotteri, scolitidi, cerambicidi, batteri e funghi.

Inoltre, in letteratura scientifica nu­merosi patogeni fungini, quali Verticil­lium dahliae (Baidez et al., 2007), Phoma incompta, Cytospora oleina, Eutypa lata, Pm. parasiticum, Pm. rubrigenum, Pm. minimum (= Pm. aleophilum), Pm. alvesii, Pm. italicum, Phaeomoniella spp., Pleurostomophora richardisae (Carlucci et al., 2013; 2015), e specie appartenenti al­le Botryosphaeriaceae (Kaliterna et al. 2012, Romero et al., 2005, Taylor et al., 2001; Úrbes-Torres et al., 2013) sono in grado, in alcuni casi, di occludere i vasi xilematici, in altri di determinare can­cri rameali interessando ampie aree del tessuto legnoso di branche e tron­co principale di piante di olivo.

Il 17 aprile 2015, l'Efsa (Agenzia eu­ropea per la sicurezza alimentare), in seguito alla richiesta di esprimere parere sull'ipotesi che alcune specie di funghi vascolari possano essere i principali agenti causali della malat­tia degli olivi salentini a dispetto del batterio X. fastidiosa, ha affermato che non c'è dimostrazione scientifica che i funghi tracheomicoti siano gli agenti primari del rapido declino degli olivi osservato in Puglia, e che quindi raccomandava ulteriori ricerche scientifiche sulla biologia degli agenti patogeni predetti.
In virtù di quanto promesso, l'Università di Foggia in collaborazione con i tecnici della Confederazione di associazioni di categoria (Copagri), ha allestito sperimentazioni in oliveti affetti da CoDiRO nelle aree interessate con la finalità di contenere la sintomatologia e valutare la possibilità che le piante di olivo infettate dal batterio potessero vegetare, fiorire e fruttificare, limitando sia i danni a carico degli ulivi sia del paesaggio olivicolo salentino.

Allo scopo sono stati utilizzati diversi prodotti, agrofarmaci, biostimolanti induttori di resistenza e fertilizzanti. a tale prososito si ricorda che i fertilizzanti non possono essere utilizzati con finalità differenti da quelle nutrizionali e che i prodotti fitosanitari sono autorizzati dal Ministero della salute.



Risultati delle prove
in campo

Foglie emesse su rametti dell'anno in corso. I prodotti che hanno apparentemente favorito un maggiore sviluppo fogliare sono stati il nuovo formu­lato in corso di registrazione (IRF 230) e acibenzolar-S-metil (Bion) sia quando utilizzati da soli sia in combinazione tra di loro o con altri prodotti, con nu­meri medi di foglie prodotte che vanno da 23,67 (dopo circa 60 giorni dal pri­mo trattamento) a 34,9 (dopo circa 180 giorni dal primo trattamento). Tutti gli altri trattamenti hanno indot­to, in media, un buon sviluppo foglia­re nelle piante trattate, soprattutto se si tiene presente che alcuni prodotti contengono componenti nutritivi nel­la loro formulazione.
In particolare, le
piante trattate con estratto di Alliaceae (Agroallium) non hanno mostrato un buon sviluppo vegetativo nelle piante, ma sono risultate meno attaccate dalla rogna (Pseudomorias syringae pv. savasta­noi) (dati non mostrati), e su di esse si è osservata una maggiore allegagione delle drupe.
I trattamenti effettuati con rame e acido peracetico (Biobacter) e ossiclo­ruro di rame (Kuprum Red) hanno ap­parentemente indotto poco lo sviluppo delle foglie, ma va considerato che le piante sono state trattate solo tre vol­te a partire dal 30 luglio, aspetti che non hanno giovato allo sviluppo delle piante, ciò nonostante i risultati sono da considerarsi positivi.

COME SONO STATE CONDOTTE LE PROVE

Nei mesi di gennaio e febbraio 2015 sono stati effettuati dei sopralluoghi in numerosi uliveti ubicati nel territo­rio compreso tra il versante adriatico e il versante ionico comprendente il comprensorio di Gallipoli (Lecce), do­ve sono stati individuati alcuni oliveti con particolari sintomi attribuibili al CoDiRO. Una volta acquisita la dispo­nibilità degli olivicoltori, è stato piani­ficato il programma sperimentale.

Sperimentazione «a cielo aperto»

SPERIMENTAZIONE STATISTICA. So­no stati utilizzati 12 prodotti quali fer­tilizzati, biostimolanti, induttori di resi­stenza, e un solo fungicida di sintesi (fo­setil-Al) ai fini di una comparazione in termini di efficacia (tabella 1). In tal ca­so, la sperimentazione è stata allestita in agro di Matino (Lecce). Ciascuna te­si allestita comprendeva 7 piante di età superiore ai 70 anni mostranti chiari sintomi di disseccamento fogliare e ra­meale. Sono state realizzate 18 tesi: un testimone non trattato (controllo), 12 te­si in cui gli olivi sono stati trattati solo con uno dei dodici prodotti disponibi­li e 5 tesi in cui gli ulivi sono stati trat­tati combinando due o tre dei suddetti prodotti. I trattamenti radicali e fogliari (a seconda delle indicazioni riportate in etichetta di ciascun prodotto) sono stati effettuati ad intervalli di 25-35 giorni di distanza, per un massimo di 6 interven­ti dal 21 maggio a ottobre 2015 anche se il numero non è stato lo stesso per tutte le tesi, a causa della non immediata di­sponibilità di alcuni prodotti.

I rilievi effettuati sono stati:

  • valutazione dello sviluppo vege­tativo delle piante trattate, median­te determinazione del numero di fo­glie sviluppatesi sull'ultimo rametto prodotto dopo il primo trattamento a partire dal punto di inserzione. Su ciascuna pianta, per tutte le tesi, sono stati presi in considerazione le foglie di tre rametti sui 4 punti cardinali;
  • valutazione dell'indice di clorofilla

(Minolta Chlorophyll Meter SPAD-502), ossia il tenore di clorofilla totale nei tes­suti vegetali che fornisce indirettamen­te lo stato nutrizionale della pianta;

  • valutazione della conduttanza sto­matica fogliare (Leaf Porometer), ossia valutazione del potenziale idrico della pianta (che indica la capacità della lin­fa di muoversi dalle radice alle foglie). I rilievi dell'indice di Spad e della con­duttanza stomatica sono stati effet­tuati su tre piante per ciascuna tesi in relazione ai quattro punti cardinali e per ciascun punto cardinale, su tre fo­glie giovani e tre più adulte.

I dati raccolti sono stati sottoposti all'analisi della varianza (Anova) e le medie sono state confrontate con il test di Duncan (P < 0,05)

SPERIMENTAZIONE DIMOSTRATIVA.

Sono stati utilizzati 8 prodotti aventi le stesse caratteristiche di quelli utilizza­ti nella sperimentazione statistica. La sperimentazione ha interessato appez­zamenti con un numero superiore a 30 piante ed è stata ubicata in diverse aziende olivicole nel territorio compre­so tra il versante adriatico e il versan­te ionico. I prodotti sono stati utilizzati in alcuni casi in singolo e in altri casi in combinazione tra loro. In entram­be le prove, le piante di olivo prima di essere sottoposte ai trattamenti so­no state potate, in qualche caso anche in maniera molto drastica, allo scopo di rimuovere tutte le parti disseccate e morte. In alcuni casi le ferite di po­tatura sono state protette con un pro­dotto biologico contenente antagonisti fungini appartenenti al genere Tricho­derma. Successivamente, sono state ef­fettuate operazioni di aratura e/o fre­satura a seconda dei casi, allo scopo di eliminare le piante infestanti presenti. Prima dell'avvio dei trattamenti so­no stati effettuati prelievi di foglie da parte dei ricercatori dell'Istituto agro­nomico mediterraneo di Valenzano (Iamb) (Bari) allo scopo di accertare la presenza del batterio nei tessuti delle piante oggetto della sperimentazione.
L'accertamento della presenza del batterio è stato eseguito anche dopo 60 e 90 giorni dal primo trattamento, in tutte le tesi sperimentali.
Gli oliveti della sperimentazione sta­tistica non sono stati sottoposti né a concimazione né a irrigazione, men­tre le tesi della sperimentazione di­mostrativa sono state sottoposte alla normale gestione agronomica, come predisposto dall'olivicoltore respon­sabile dell'azienda agricola.

Saggi «in vitro»

L'attività di ricerca in laboratorio è sta­ta orientata a valutare gli effetti (diret­ti o collaterali) di inibizione di alcuni prodotti utilizzati nella sperimenta­zione «a cielo aperto» nei confronti di alcuni patogeni fungini associati a co­muni malattie dell'olivo. I funghi sag­giati sono stati: Colletotrichum acutatum e C. gleosporioides (responsabili della lebbra), Phaeoacremonium minimum, Pm. parasitícum, Pm. italicum, Pm. scolyti, Pha­eomoniella spp., Pleurostomophora richard­siae (responsabili sia di malattie vasco­lari che di cancri), Lasiodiplodia citrico-la (responsabile di malattie del legno), V. dahliae (responsabile di malattia va­scolare e radicale) e Rosellinia necatrix (responsabile di marciumi radicali). I saggi in vitro sono stati allestiti se­condo le seguenti modalità:

  • saggio 1: inclusione nel substrato colturale PDA (Potato Dextrose Agar, Oxoid) di ciascun prodotto alla con­centrazione di 100, 10 e 1 ppm;
  • saggio 2: aspersione di una aliquo­ta (100 pl) di prodotto alla concentra­zione utilizzata in pieno campo diret­tamente sulla superficie del substrato colturale PDA.

Le piastre preparate secondo i due sag­gi sono state seminate con un tassello di micelio prelevato da una coltura fun­gina di 10-15 giorni, e incubate al buio per 21 giorni a 22 ± 3 °C. A giorni alterni è stata misurata la crescita diametrale di ciascuna colonia fungina. Tutti i sag­gi sono stati replicati tre volte.

Indice di clorofilla. I valori rilevati (ta­bella A disponibile all'indirizzo online riportato a fine articolo) sono risultati sostanzialmente incoraggianti, a parte qualche caso sporadico in cui sono ri­sultati inferiori a quelli della tesi non trattata. I valori sono risultati più alti in quelle piante trattate con prodotti e combinazioni di prodotti con eleva­ta presenza di sostanze nutritive nel­la loro formulazione. In particolare, nell'ultimo rilievo i prodotti di base di estratto di Alliaceae e di ossido clo­ruro di rame (Agroallium e Kuprum Red), hanno prodotto valori di tenore di clorofilla più alti in assoluto rispetto a tutti gli altri trattamenti, con valori di 90,8 e 92,9 rispettivamente.

Conduttanza stomatica. Tutti i prodotti rispetto alla tesi non trattata hanno dimostrato di reagire con la pianta incrementando i potenziali idri­ci, i quali sono indirettamente un in­dice del movimento delle linfe all'in­terno dei tessuti vegetali. Particola­re attenzione va posta su tutte quelle tesi in cui è stato utilizzato acibenzo­lar-S-metil da solo o in combinazione con altri (tabella B disponibile all'indi­rizzo online riportato a fine articolo) . Infatti, questo prodotto ha quasi sem­pre indotto potenziali idrici più alti ri­spetto ad altri.

Positivo effetto dei trattamenti

I risultati ottenuti mettono in evi­denza come i trattamenti effettuati sugli olivi affetti da CoDiRO siano stati tutti efficaci, a prescindere dal valore numerico.
In particolare, le piante trattate han­no manifestato un maggiore vigore vegetativo (numero di foglie), valori dell'indice di clorofilla e di conduttanza stomatica più alti, e quindi statisti­camente significativi. In tabella 3 sono riportati i risultati ottenuti da una ela­borazione dimostrativa (Anova a una via), in cui i dati del numero di foglie, dell'indice di Spad e della conduttanza stomatica di ciascuna tesi sono stati messi a confronto tra di loro.

Dalla tabella si evince che i migliori risultati sono attribuiti a quelle tesi in cui i prodotti sono stati combina­ti tra loro.

Saggi «in vitro»

Saggio di inclusione del prodotto nel substrato. I migliori risultati di inibi­zione sono stati registrati quasi sem­pre alla concentrazione di 100 ppm, pertanto di seguito verranno com­mentati i dati rilevati alla predetta concentrazione (tabella C disponibi­le all'indirizzo online riportato a fine articolo). Il prodotto a base di estratto di Alliaceae (Agroallium) ha esercita­to un'inibizione variabile a seconda della diversa natura dei funghi. In­fatti, ha del tutto inibito lo svilup­po miceliare di Pm. minimum, Phaeo­moniella sp1, e R. necatrix, mentre gli altri funghi hanno manifestato una lieve tolleranza. Inoltre, C. acutatum e L. citricola sembrano non aver subìto nessuna inibizione in quanto si so­no sviluppati come il testimone di controllo.

I prodotti acibenzolar-S-metil (Bion), rame e acido paracetico (Biobacter ), fosetil-Al (Prodeo), fosfito con fosfo­ro e potassio (Posai), rame complessa­to (Kodens e IRF-230) e oligominerali (Rhizosum) hanno inibito lo sviluppo delle colonie fungine in maniera signi­ficativa rispetto al testimone di con­trollo ma con valori compresi tra 1,58 e 3,25 cm. I prodotti idrossido di rame (Keos), ossido cloruro di rame (Kuprum Red) e ferro, zinco, rame e manganes (Microphyt) non hanno significativa­mente inibito la crescita miceliare dei funghi saggiati, mentre una sensibile riduzione del diametro di crescita del­le colonie è stata registrata per Pm. mi­nimum, Phaeomoniella sp2, e Pm. scolyti, rispettivamente.

Nei confronti dello sviluppo micelia­re di V. dahliae solo l'estratto di Allia­ceae (Agroallium), fosetyl-Al (Prodeo) e fosfito con fosforo e potassio (Posai), anche in combinazione con ferro, zin­co, rame e manganese (Microphyt), e oligominerali (Rhizosum) hanno espli­cato una buona azione inibitrice.

Saggio con prodotti usati alle dosi di campo. Nessun prodotto ha inibi­to la crescita miceliare di L. citricola e R. necatrix, tranne il prodotto a base di estratto di Alliaceae (Agroallium) che ha del tutto inibito la crescita di R. necatrix (grafico 1). Più sensibile alla presenza dei prodotti è risultato Pi. ri­chardsieae, in quanto la crescita mice­liare media è stata sempre inferiore (> 5,5 cm) rispetto al testimone. Tutti gli isolati del genere Phaeoacremonium hanno manifestato in media una con­tenuta sensibilità ai prodotti utilizza­ti, tranne che per Pm. aleophilum (= Pm. minimum), in quanto i prodotti ossido cloruro di rame (Kuprum Red), fosfito con fosforo e potassio (Fosal) e ferro, zinco, rame e manganese (Microphyt) hanno del tutto inibito lo sviluppo mi-celiare. Le due specie di Colletotrichum hanno manifestato entrambe una lieve sensibilità al prodotto rame comples­sato (Kodens) con sviluppi diametriali più contenuti rispetto ad altri prodot­ti. Le due specie di Phaeomoniella sp1 e sp2 hanno manifestato in media una lieve sensibilità alla presenza di tutti i prodotti, sebbene il prodotto a base di oligominerali (Rhizosum) e IRF-230 abbiano limitato di più il suo svilup­po. Verticillium dahliae è risultato signi­ficativamente sensibile alla presenza di Rhizosum, Agroallium e Microphyt.

Risultati positivi
in attesa di conferme

I risultati ottenuti nelle prove in cam­po hanno messo in luce la capacità del­le piante di olivo di reagire agli attacchi dei patogeni, quando sono state mes­se in atto azioni riconducibili a una or­dinaria gestione agronomica (arature, fresature, potature) e fitoiatrica. Inoltre, sembra che i risultati migliori si siano registrati nelle tesi dove due o più pro­dotti, con caratteristiche differenti, so­no stati combinati tra di loro.
Ciò significa che interventi strategi­ci volti a soddisfare tutte le esigenze della pianta, da quella nutrizionale a quella di protezione e difesa, sono au­spicabili, soprattutto in situazioni si­mili a quelle salentine.
Pertanto, sebbene i risultati lascino intendere che un prodotto sia stato più efficace dell'altro, in questa fase, e poiché trattasi di risultati di una spe­rimentazione di soli 5 mesi, si ritiene di non enfatizzarli, in quanto gli esi­ti delle analisi sull'accertamento del batterio X. fastidiosa sono stati sem­pre positivi in tutti i campioni prele­vati da tutte le tesi. Ciò significa che il batterio è presente nei tessuti delle piante trattate, ma queste al 19 novem­bre 2015 (ultimo rilievo effettuato) non avevano manifestato alcun sintomo. In realtà, le piante della sperimentazione «a cielo aperto» godono di un apparen­te ottimo stato di vigoria, tant'è che la produzione delle drupe è stata consi­derevole e di ottima qualità.
Questi risultati preliminari e par­ziali ottenuti da attività sperimentali di un solo anno richiedono che siano confermati e validati da sperimenta­zioni successive. A tale scopo, le pro­ve allestite nel 2015 saranno ripetute anche nel 2016.
Per quanto riguarda invece i saggi «in vitro» i risultati hanno evidenzia­to una diversa capacità dei prodotti di inibire la crescita miceliare dei funghi saggiati. Ciò deriva dal fatto che alcu­ni prodotti hanno le caratteristiche di fertilizzanti e non di fungicidi, o bat­tericidi, ecc.

Sulla base delle predette sperimen­tazioni, si ritiene di poter affermare che, almeno nella zona considerata «infetta» del Salento, sarà possibile ipotizzare una convivenza tra l'olivo e il batterio, e tra il batterio e il terri­torio, in quanto la produttività delle piante di olivo non è stata compro­messa dalla presenza dello stesso, anche grazie all'esecuzione di buone pratiche agronomiche, ossia una buo­na e ordinaria gestione agronomica e fitoiatrica.
Inoltre, si ritiene che siano necessari tempi più lunghi di verifiche e confer­me scientifiche, e che i cicli dei tratta­menti debbano essere ripetuti per al­meno altri due anni (2016 e 2017), allo scopo di validare scientificamente gli incoraggianti risultati ottenuti.

Antonia Carlucci

Maria Luisa Raimondo

Francesco Lops

Dipartimento di scienze agrarie, degli alimenti e dell'ambiente (Safe) - Università di Foggia

Fabio Ingrosso

Serafino Faggiano

Copagri



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