La concimazione, tecnica colturale negletta

La concimazione, tecnica colturale negletta

Fonte articolo: Rivista "Vite, Vino e Qualità"
di Mario Fregoni - Presidente Onorario Oiv

Chi frequenta le aziende vi­
ticole sente sempre me­no parlare di concima­zione, pratica colturale quasi ovunque empirica. In realtà i viticoltori con­siderano la vite una pianta poco esigente in termini di elementi minerali e in grado di trovarne in quantità sufficienti nell'humus e nella roccia madre del terreno.

La concimazione organica viene adottata più frequen­temente di quella minerale, causa la povertà generale dei terreni vitati e anche in virtù della crescita conti­nua delle viticolture biologica e biodinamica, che tutta­via rappresentano ancora una percentuale minoritaria delle viticolture nazionale. Spesso tuttavia in viticoltu­ra si adotta una fertilizzazione di tipo organo-minera­le, basata su fertilizzanti generici, utilizzati per molte altre colture erbacee e arboree. Se a ciò si aggiunge la frequente carenza di preparazione dei viticoltori e dei tecnici in materia di concimazione, il quadro che ne ri­sulta è piuttosto preoccupante.

Valutare lo stato nutrizionale della pianta

In effetti la concimazione razionale discende dalla co­noscenza delle funzioni dei macro e microelementi nella fisiologia della vite, nonché degli effetti delle carenze e degli eccessi, sempre correlati alla quantità ed alla qua­lità dell'uva e del vino, alla crescita vegetativa e radicale.
La diagnosi visiva è quella più diffusa nella guida alla concimazione della vite, ma spesso si confondono i sin­tomi carenziali con quelli patologici (mal dell'esca, viro­si e flavescenza dorata vengono sovente confuse con le carenze di magnesio, di potassio, di ferro etc.). L'analisi del terreno ha indubbiamente una sua validità, ma oc­corre ricordare che colture diverse presentano assorbi­menti radicali differenti. La diagnostica fogliare e quella peziolare sono le meno note, perché richiedono la cono­scenza delle modalità di campionamento e specialmente dell'interpretazione dei dati. L'analisi delle foglie è con­cettualmente l'unica che può confermare il passaggio degli elementi dal terreno alla pianta e che può stabili­re gli stati carenziali o i contenuti in eccesso e di con­seguenza i rapporti fra gli elementi, gli antogonismi, la corrispondenza fra sintomi visivi e carenze.

Stabilire le dosi

Sono due le concimazioni fondamentali in viticoltura: quella d'impianto, che richiede l'analisi del terreno e dell'indice di infiltrazione, e quella di produzione an­nuale. Quest'ultima per essere razionale dovrebbe af­frontare due aspetti: qualitativo e quantitativo, entrambi riferiti agli elementi minerali necessari al vigneto. Qua­li siano gli elementi da apportare va definito, come già detto, con la diagnostica fogliare. Liebig a metà del XIX secolo aveva individuato la necessità di 20 elementi, ma oggi sappiamo che ne vengono assorbiti molti di più, al­cuni in piccolissime quantità ma utili ai fini della qualità. La diagnostica fogliare, ed eventualmente l'analisi del vino, possono tuttavia definire anche un numero limitato di elementi necessari. Al contrario, nelle concimazioni si tende a distribuire sempre i soliti e pochi elementi, di norma i macro, dimenticando gli oligoelementi.
L'aspetto quantitativo della concimazione annuale di pro­duzione va approfondito con l'analisi dei consumi degli elementi necessari per la produzione dei grappoli, del­le foglie, dei tralci, della crescita delle branche, del fusto ed in particolare delle radici. Queste hanno uno sviluppo almeno doppio rispetto a quello della chioma. Si afferma infatti che la pianta di vite possegga due cervelli: gli api­ci radicali (il cervello più importante, che regola tutta la fisiologia della vite) e gli apici vegetativi della chioma.

ElementoConsumi minimi
per quintale di uva
Consumi massimi
per quintale di uva
Rapporto medio nazionale
per quintale di uva*
Macroelementi (kg)
Azoto0,120,716,0
Fosforo0,010,131,0
Potassio0,240,807,6
Calcio0,080,919,9
Magnesio0,020,171,3
Microelementi (g)
Ferro1,639,243,8
Boro0,263,221,0
Manganese0,298,802,0
Zinco0,663,201,4
Rame0,3513,923,7
* Rapporti calcolati con riferimento al Fosforo (=1) per i macroelementi e al boro (=1) per i microelementi


Con l'obiettivo di una concimazione mirata, conside­
rando l'ampia variabilità dei terroir, sarebbe opportuno definire i consumi di ciascun vigneto, situazione ideale ma poco realistica. L'altra soluzione è quella di adotta­re e di adattare i consumi delle carte nutrizionali, esi­stenti solo in Italia e riguardanti i risultati analitici di 30 anni di ricerche effettuate in tutta la nostra penisola, su circa 5.000 vigneti, e sinteticamente riportati nel vo­lume Atlante nutrizionale della vite (Mario Fregoni, Tecniche Nuove, 2009).Le carte nutrizionali

Al fine di facilitare il computo degli elementi che è ne­cessario apportare al vigneto, si allega una tabella dei consumi e dei rapporti tra gli elementi nei vigneti ita­liani di uve da vino aventi produzioni oscillanti da circa 50 a 500 q di uva ad ettaro, significando la disponibilità anche dei dati delle uve da tavola. Come è logico, i con­sumi unitari per quintale di uva crescono all'aumentare della produzione di uva ad ettaro (o meglio per ceppo) ma meno che proporzionalmente. Analogamente cam­biano anche i rapporti fra gli elementi.
La funzione del viticoltore e del tecnico è quella di sce­gliere il consumo per quintale di uva più prossimo alla produzione del vigneto da fertilizzare e poi di moltipli­carlo per la produzione reale del vigneto in questione. La quantità finale da apportare si ottiene aggiungendo ai consumi anche le perdite di elementi, dipendenti dal terreno, dalle irrigazioni ecc. Le minori perdite si riscon­trano con la concimazione fogliare, con la quale le dosi da somministrare sono praticamente coincidenti con i consumi. Per dare un'idea, le perdite variano da 0 a 100 kg/ha/anno per i macroelementi e da 10 a 250 g/ha/anno per i microelementi (Fregoni, opera citata).
La concimazione dei vigneti si può pertanto razionaliz­zare, con l'impegno dei tecnici, con l'uso più frequente delle analisi degli organi vegetali e con la collaborazio­ne delle industrie, che devono predisporre formulati di concimi adatti alla vite.



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