Albicocco in Puglia: primo bilancio sulle varietà precoci

Albicocco in Puglia: primo bilancio sulle varietà precoci
Fonte articolo: rivista "Uva da tavola"
a cura di:
Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl - Turi (BA)
Carmelo Mennone - AASD Pantanello, Alsia Regione Basilicata - Metaponto (MT)

In Puglia, negli ultimi 5 anni si è assistito ad un fortissimo incremento dell'interesse verso l'albicocco, sia per le buone performance assicurate dalla coltivazione sulle terre rosse che poggiano su banchi di pietra calcarea fessurata, tipiche dell'altopiano delle Murge, sia per la necessità di riconvertire parte dei terreni ad uva da tavola che sta attraversando congiunture commerciali negative.
Questa espansione interessa le aree storiche della frutticoltura pugliese a nord della valle dell'Ofanto - Canosa, San Ferdinando di Puglia, Ortanova, Cerignola, ecc. -, le aree costiere del Nord barese, ma anche nuovi territori dell'altopiano murgiano e del sud est barese.
In Puglia la superficie coltivata ad albicocco secondo gli ultimi dati Istat si aggira intorno ai 1200 ha - valore che appare sottostimato rispetto alla reale estensione degli impianti che interessano circa 1500 ha - e l'interesse verso questa specie è diventato notevole tanto da raddoppiare le superfici, con un trend in continuo aumento. Simile andamento per gli stessi motivi si riscontra in Sicilia, con circa 1000 ha coltivati.

Una specie poco plastica all'adattamento dei nostri ambienti

L'esigenza di cambiamento ha determinato una "corsa" alle nuove varietà, con l'introduzione di cultivar selezionate in areali con condizioni climatiche molto differenti da quelle meridionali, con comportamento vegetativo differente dalle varietà tradizionali e quindi meritevoli di essere preventivamente valutate e gestite con approcci tecnici completamente nuovi.
L'introduzione degli ecotipi sovraccolorati ha introdotto il nuovo problema di una corretta determinazione dell'epoca di raccolta considerato che ín molti casi, allettati dalle buone quotazioni, si tende a raccogliere con molto anticipo, quando i frutti sono all'inizio invaiatura, adottando criteri traslati dalle vecchie varietà tradizionali.
Così si penalizzano numerose varietà che vengono mal giudicate per insufficienti qualità organolettiche, sorvolando che il colore di fondo della buccia dell'albicocco a maturazione è giallo e non di diverse sfumature di verde.



Pensare alla formulazione di carte colorimetriche appare improbabile in considerazione della veloce evoluzione varietale. Sono quindi indispensabili le note tecniche del costitutore e la messa a punto di strumenti di facile utilizzo come il DA-Meter che possono essere di grande aiuto.

Le nuove varietà hanno spesso manifestato scarsa adattabilità alle condizioni climatiche locali. Tale comportamento è riconducibile a caratteri varietali bio-fisiologici quali:

  • l'autofertilità;
  • il fabbisogno in freddo;
  • i caratteri pomologici correlati alle tecniche colturali;
  • l'habitus vegetativo e tecniche di gestione della pianta.

Nelle ultime due annate il comportamento produttivo è stato molto legato all'andamento climatico, che è stato abbastanza atipico rispetto alla media storica registrata in tutto il territorio. Il mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo ha, infatti, diverse ripercussioni sulla fioritura, che risulta molto lenta, lunga, scalare e  disomogenea tra varietà, con riflessi negativi sul volo degli insetti pronubi importanti per l'impollinazione delle varietà intercompatibili, che necessitano la contemporaneità di fioritura tra le diverse cultivar.

Ciò rende ancor più problematico l'introduzione e proposizione di varietà autoincompatibili in considerazione della scarsa plasticità della specie e degli andamenti climatici erratici degli ultimi anni. A queste condizioni si aggiungono le sciroccate e la pioggia in piena fioritura che hanno determinato problemi dei marciumi bruni da moniliosi, soprattutto nelle zone basse e poco ventilate, oltre alla scarsa allegagione dei frutticini, con fenomeni di forte cascola.
È indiscutibile che l'attenta valutazione delle esigenze fisiologiche, come il fabbisogno in freddo ed in caldo, e di quelle genetiche come l'autocompatibilità, costituiscono invece la base per evitare insuccessi produttivi sempre possibili con una specie così poco plastica per adattabilità come l'albicocco. La delimitazione di aree omogenee rispetto alle ore di freddo e di caldo da parte dei centri di sperimentazione, oltre alla determinazione del fabbisogno in freddo delle singole varietà, costituirebbe un valido supporto alle scelte del frutticoltore che i costitutori dovrebbero assicurare. Approccio che si può estendere alla scelta degli impoilinatori più idonei per ogni specifica varietà.

Le varietà

Nel corso del 2016, il calendario di maturazione è iniziato intorno al 15 aprile con Ninfa coltivata in ambiente forzato e con tecniche colturali specifiche, continuando finora con Mogador, Wonder Cot, Pricia, Magic Cot, Flopria, Rubista e Ninfa in pieno campo.
A seguire, nelle prossime settimane, sarà la volta di Primius, Mediabel e Kioto.
Non in tutti gli ambienti la performance di queste varietà è stata uguale e soddisfacente.
Oltre alle problematiche climatiche innanzi richiamate, un grosso ruolo è stato giocato dallo stato fisiologico della pianta al momento della ripresa vegetativa, dopo un inverno caldo e con basse ore di freddo accumulate.



Le piante, a seguito di un autunno con temperature elevate fino agli inizi del dicembre scorso, periodo coinciso con un cielo sempre limpido ed un'elevata intensità luminosa, hanno di fatto vegetato fino a tardo autunno, iniziando a perdere le foglie in prossimità di Natale.
È bene ricordare che il periodo di riposo della pianta e l'accumulo di ore in freddo necessarie a soddisfare tale requisito, inizia solo quando la pianta perde le foglie. L'adozione dello schema classico di somministrazione dei fertilizzanti azotati che suggerisce di destinare il 30% circa al periodo post raccolta per favorire una corretta induzione e differenziazione delle gemme a frutto, oltre allo stoccaggio di metaboliti di riserva da destinare al futuro ciclo produttivo, non si è rilevata scelta idonea se correlata all'andamento climatico così come si è evoluto.
Infatti si è favorita un'eccessiva vegetazione che ha fortemente dissipato le sostanze di riserva che la pianta avrebbe dovuto accumulare, oltre a ritardarne la fase di riposo invernale.
Invece avrebbero dovuto adottarsi tecniche che favorissero la filloptosi come riduzione degli apporti idrici, lavorazioni del terreno sotto-chioma per un "taglio/potatura" delle radici, ripetuti trattamenti con prodotti rameici alla chioma.
Ebbene, laddove sono state ben interpretate le esigenze della pianta in relazione all'evoluzione climatica e dove sono state attuati tali interventi, al netto di fenomeni atmosferici estremi (piogge e nebbie in fioritura, gelo o grandine), i risultati produttivi sono stati eccellenti.
Altro aspetto che ha caratterizzato l'avvio della campagna, è stato quello del danneggiamento dei frutti per cracking o per danni meccanici causati dall'urto dei frutti a causa del vento. Ciò ha creato non pochi problemi cli commercializzazione perché il prodotto non si presentava bene sui banchi di vendita.
Circa il fenomeno del cracking, in molti casi è causato dall'eccessiva pioggia e, di conseguenza, i rimedi non possono essere che la difesa passiva con le coperture o le strategie di interventi alla chioma con sali di calcio, prodotti antitraspiranti, ecc., senza dimenticare una corretta e bilanciata nutrizione della pianta.
In altri casi esso è dovuto ad un'errata nutrizione della pianta e dei frutti che tendenzialmente il produttore preferisce avere sempre di grossa pezzatura, non considerando che non tutte le varietà sopportano input di crescita così spinti. Ad esempio si segnala che, a nostro parere, Mogador è una varietà con limiti a raggiungere grosse pezzature se confrontata a Wonder Cot. Ne deriva che l'eccesso di input nutrizionali è causa poi di cracking sui frutti.
Tale fenomeno poi si acuisce in presenza di andamenti climatici incostanti, con sbalzi delle temperature e del grado igrometrico che facilitano la comparsa dei danni.



Fatto salvo i danni da vento, simile discorso può essere fatto per ammaccature e macchie, che molte volte sono il risultato di frutti eccessivamente gonfi d'acqua, ma con pochi elementi strutturali e solidi solubili che determinano una struttura della polpa non ottimale.
Si può affermare che, laddove si è tenuto conto di quanto sopra illustrato, le manifestazioni dei danni sui frutti sono state irrilevanti. In un prossimo numero sarà tracciato il bilancio definitivo della stagione, con le varietà medie-tardive, cercando di evidenziare punti di forza e aspetti critici che meritano di essere affrontati e risolti.

Portinnesti

Non si può parlare di performance produttive senza tener conto del portinnesto utilizzato, considerata la generalizzata proposizione del mirabolano 29C che è indubbiamente un valido portinnesto versatile per la specie.
Facile nella moltiplicazione attraverso la micropropagazione in vitro, di sicuro non rappresenta la migliore soluzione in tanti ambienti di coltivazione meridionale, laddove nei primi impianti in Basilicata e nella "Storica" frutticoltura campana sono stati utilizzati franchi di pesco. 
Nei terreni vergini e ben drenati, i franchi di pesco Missour e Montclare Chanturgue e di albicocco Manicot assicurano standard qualitativi migliori rispetto al mirabolano e sue selezioni.
Altra grande soluzione è costituita dai portinnesti di Prunus domestica Tetra e Penta che oltre a migliorare le caratteristiche dei frutti - pezzatura e colore - mostrano un'adattabilità a diversi tipi di terreni, da quelli argillosi e pesanti, a quelli calcarei, poveri e ricchi di scheletro.
Inoltre, Tetra mostra una buona tolleranza ai nematodi galligeni del genere Meloidogyne, mentre il Penta è resistente a Phytophtora cinammoni, agente del marciume del colletto.

Considerazioni finali

L'albicocco sta attirando l'attenzione di frutticoltori storici e di quanti si apprestano a mutare ordinamento colturale. Di sicuro è una specie che può assicurare buone soddisfazioni ma anche cocenti delusioni.
Pertanto ancora una volta l'invito è quello di pianificare e programmare gli investimenti ben consapevoli dei risultati che si intendono raggiungere, pur mettendoci un giusto livello di rischio imprenditoriale. Forse si rischia di andare in controtendenza rispetto ad una visione "rock" della frutticoltura, che noi di Agrimeca Grape and Fruit Consulting auspichiamo sia invece solo e molto "smart".




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